

La biologia attrezza la donna alla fisiologica funzione di generare e mantenere in sopravvivenza la prole ma ciò che rende una donna madre è poi il tempo di generarsi come tale, di sentirsi madre, di esprimere quel sentimento materno che è ben lontano dall’istinto naturale e che rende la donna talvolta perplessa quando non si è in grado di percepirsi sin dalla gravidanza o dal parto come madri a tutto tondo, soddisfatte del nuovo ruolo e pienamente fuse con il proprio bambino.
Per alcune donne (circa il 13%) si può trattare di una condizione patologica, di un episodio depressivo nel post-partum caratterizzato da ben specifici sintomi della sfera affettiva, cognitiva e neurovegetativa.
In questo caso una specifica predisposizione biologica ad ammalarsi di depressione coniugata con una personale vulnerabilità ormonale sono la condizione determinante di base sulla quale si struttura in un’epoca di cambiamento, la depressione puerperale.
Per molte donne la difficoltà di “sentirsi madri” è invece inscritta in un loro cammino evolutivo, dove pregressi vissuti, esperienze del passato, elementi affettivi e di relazione con le figure genitoriali si rimescolano tra loro con più forza e potenza di impatto in un’epoca di trasformazioni e di crisi quale è la maternità.
Vi sono così donne che si sentono madri già di fronte ad un gravindex positivo, che dialogano con il proprio bambino quando ancora è un principio di cellule ed altre che timorose non osano confessare che il proprio figlio è loro ancora estraneo alla nascita, quando lo prendono in braccio o lo allattano.
Ogni donna ha un suo tempo per diventare madre, non sempre il tempo fisiologico e biologico coincidono con il tempo interno di “attesa” e di gestazione.



I test-questionario non hanno assolutamente valore diagnostico ma sono un indice volto a valutare in maniera preliminare l'insorgenza di fenomeni di depressione post-natale.

